{"id":143,"date":"2014-10-18T17:48:03","date_gmt":"2014-10-18T15:48:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.premiovitomaurogiovanni.it\/?page_id=143"},"modified":"2014-10-18T18:48:26","modified_gmt":"2014-10-18T16:48:26","slug":"bari-e-la-prima-guerra-mondiale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.premiovitomaurogiovanni.it\/?page_id=143","title":{"rendered":"Bari e la prima Guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Quando il 24 maggio1915 l\u2019Italia dichiar\u00f2 guerra all\u2019Impero austro-ungarico, una folla enorme si raccolse in piazza Roma. Narrano le cronache giornalistiche dell\u2019epoca che il corteo formatosi\u201d capitanato dal Sindaco Bottalico, dagli Assessori, dal prefetto Angelo Pesce percorse le vie della citt\u00e0 acclamando al Re, al Presidente dei Ministri, all\u2019Esercito\u201d.<br \/>\nIn molte chiese fu cantato il \u201cTe Deum\u201de gli studenti disertarono le aule e, narrano sempre le cronache \u201c\u2026recatisi in piazza Umberto dove aveva sede il Consolato austriaco ne abbatterono lo stemma e lo portarono in trionfo per le vie della citt\u00e0 \u201c.<br \/>\nPartivano intanto dalla stazione in lunghi convogli i soldati destinati al fronte. I binari centrali della stazione erano coperti da una grande tunnel che coprivano treni e passeggeri come in un\u2019immensa e scura navata laica. Sotto quella navata dame offrivano ai militari pacchetti di sigarette, scatole di confetti e di cioccolatini e mazzi di fiori. Intanto povere madri baciavano i loro figli giovanissimi che partivano per la guerra e accanto a loro c\u2019erano anche sacerdoti che offrivano i santini e le medaglie benedette.<br \/>\nC\u2019era per\u00f2 la grande paura di bombardamenti dall\u2019aria . Le forze in campo gi\u00e0 possedevano piccoli, rudimentali aerei ma egualmente pericolosi e in grado di raggiungere anche grandi distanze. Pattuglioni di liberi cittadini cos\u00ec, insieme con i militi della Benemerita e guardie di Pubblica Sicurezza perlustravano di notte le vie principali e multavano quei cittadini che non ottemperavano agli ordini prefettizi di tenere oscure le finestre. Sui palazzi pi\u00f9 alti , anzi sulle terrazze di quei palazzi venivano apprestate batterie di fucilieri che dovevano aprire il fuoco qualora gli aerei austriaci fossero apparsi sulla citt\u00e0.<br \/>\nFacevano servizi anche di notte e mia nonna raccontava che, nelle notti scure,si sentiva all\u2019improvviso una voce di soldato che gridava:\u201d All\u2019erta sentinella!\u201d. E da una terrazza vicina,di l\u00ec a poco, rispondeva un altro : \u201c All\u2019erta sto\u201d.<br \/>\nErano i segnali ordinati dai capoposto per tenere sveglie le truppe ammassate in difesa sulla terrazze della nostra citt\u00e0.<br \/>\nGrandi manifesti erano intanto apparsi per le strade: \u00abSorvegliate, denunciate senza riguardi di sorta le spie nostrane e straniere\u00bb. I giornali annunciano che, in quei giorni, a Caporetto, \u00e8 stato fucilato il parroco. Era una spia. A Parma, proveniente da Bari, \u00e8 stato arrestato un cittadino tedesco, Ernesto Kanka, di anni 37. Parlava germanico sul treno italiano. Ci sono, dunque, spie a Bari? Il 31 maggio 1915, alle 4,45 del mattino, appare sulla citt\u00e0 un piccolo aereo. E\u2019 un biplano, viene dal mare, e si dirige verso il centro cittadino a 1500 metri d\u2019altezza.Si notano il pilota e il meccanico, e i pescatori sulla costa guardano l\u2019equipaggio che ai loro occhi sembra italiano.<br \/>\nL\u2019aereo \u00e8 invece austriaco, punta sulla stazione centrale e lancia una bomba nei pressi del palazzo dell\u2019on.Vito Nicola Di Tullio. Un ragazzo che dormiva sul marciapiede \u00e8 preso in pieno. Si chiamava Michele Ranieri di Giuseppe, di anni 14. In quei tempi, molti poveracci dormivano a ridosso dei portoni. Gli osservatori della Marina Militare danno intanto, dalla terrazza della Camera di Commercio, l\u2019allarme e i ciclisti si sguinzagliano per la citt\u00e0 segnalando il pericolo.<br \/>\nL\u2019aereo punta su via Crisanzio. All\u2019altezza del numero civico 116, lancia un\u2019altra bomba che ammazza questa volta un cavallo, ferisce un uomo, Vito Foggetti di Donato, e danneggia attrezzi agricoli.Una terza bomba \u00e8 lanciata sul Picone, poi il biplano punta certamente sul Palazzo del Governo. Lo sorvola a 500 metri d\u2019altezza, non sgancia bombe e prosegue verso la stazione radio di San Cataldo. A questo punto torna sul mare e s\u2019allontana, indisturbato, verso Molfetta.<br \/>\nGrande \u00e8 ora il panico nella citt\u00e0 svegliata dagli scoppi. Una giovane signora, in veste da camera, urla da un balcone di via Imbriani e fa segni verso un palazzo vicino: grida di aver visto segnali partire da una finestra. L\u2019aereo, dunque, contava su spie baresi che, dalle finestre cittadine, facevano misteriose segnalazioni? I manifesti, di color rosa, sui cantoni delle strade avvertivano con molta decisione: \u201c Sorvegliate, denunciate senza riguardi di sorta le spie nostrane e straniere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bari, le ristrettezze belliche e la citt\u00e0 bombardata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scoppio delle ostilit\u00e0 provocarono la chiusura di molti stabilimenti industriali. Alcuni di essi furono per\u00f2 adibiti alla produzione del materiale bellico o alle confezioni di farina, di pasta, di scarpe per i combattenti. La chiusura degli opifici aument\u00f2 il tasso di disoccupazione . Fra l\u2019altra molte fabbriche chiusero i battenti, il piccolo commercio langu\u00ec e la marina mercantile cess\u00f2 quasi del tutto la sua attivit\u00e0. Nei porti marcivano bastimenti e trabaccoli che, per il divieto del commercio marittimo, rimasero all\u2019 ancora per molti anni. I pescatori, un ceto molto diffuso in quel di Bari, furono drammaticamente colpiti: vendettero ai governi italiano e inglese tutte le barche e le paranze per adibirle a sbarrare i porti contro le eventuali insidie nemiche.<br \/>\nSi mobilit\u00f2 naturalmente la Croce Rossa che merit\u00f2 l\u2019attenzione della giornalista Wanda Gorjux che in un articolo apparso su \u201c Il giornale d\u2019Italia\u201d lod\u00f2 l\u2019amor di patria e lo spirito di abnegazione delle donne baresi.<br \/>\nLe navi ospedaliere intanto cominciavano a sbarcare a Bari e a Gallipoli Gallipoli e feriti per gli ospedali regionali che erano stati attivati in 18 con la possibilit\u00e0 di 6000 letti.<br \/>\nQuando fin\u00ec la guerra si fecero i conti dei morti e dei dispersi, Bari ne cont\u00f2 1065.<br \/>\nL\u2019albo, compilato dal capo sezione del Comune barese Giacomo Pondrelli, cont\u00f2 498 morti in combattimento o per ferite,173 dispersi, 394 morti per malattie e 42 morti per ferite provocate dai bombardamenti aerei.<br \/>\nBari sub\u00ec bombardamenti dal cielo il I giugno 1915, il 17 luglio e l\u201911 agosto 1915. Altri bombardamenti ci furono il 27 luglio 1916, il 25 febbraio e l\u201911 aprile del 1917, In quest\u2019ultimo raid furono lanciate quattro bombe, delle quali due caddero in mare e le altre in Piazza Garibaldi e in via Trevisani. Provocarono quattro morti, due donne, un vecchio e un bambino. I feriti furono otto.<br \/>\nQuando giunse la notizia della cessazioni delle ostilit\u00e0- il famoso armistizio del 4 novembre 1918- furono i teatri ad iniziare le dimostrazioni di gioia.<br \/>\nAl Petruzzelli, l\u2019orchestra ferm\u00f2 il pezzo che stava suonando ed inton\u00f2 la \u201c Marcia reale \u201c, l\u2019inno ufficiale del regno d\u2019Italia. Poi apparve sul palcoscenico il m\u00b0 Larotella e lesse il famoso bollettino della Vittoria firmato dal generalissimo Armando Diaz. Analoghe cerimonie nei cine-teatri Margherita e Trianon. La folla intanto usc\u00ec dai teatri e si un\u00ec ai dimostranti che si dirigevano verso la Prefettura. Alle finestre del vicino palazzo Diana c\u2019erano gli ufficiali e le rappresentanti femminili della Croce Rossa Americana. Grandi applausi ed entusiasmo verso gli esponenti del popolo amico. In Cattedrale il canto di ringraziamento fu intonato dall\u2019arcivescovo di Bari mons. Giulio Vaccaro mentre nella Basilica di san Nicola inton\u00f2 il \u201c Te Deum\u201d mons. Francesco Nitti. Canti di ringraziamento a Dio per la fine di quella che un Pontefice aveva definito una inutile strage.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il \u201c Monumento ossario degli eroi\u201d eretto in Bari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni del 1920 fu eretto nel Cimitero barese il \u201c Monumento ossario degli eroi\u201d per accogliere i caduti della grande guerra. L\u2019opera fu commissionata al giovane architetto barese Saverio Dioguardi, nativo per la verit\u00e0 di un piccolo paese del Barese. L\u2019artista volle comporlo \u201c con un carattere eminentemente architettonico in modo che l\u2019aspetto semplice, solenne, ed austero ricordasse la severa e grandiosa figura dei nostri eroi\u201d.<br \/>\nIl Monumento si compone di due parti distinte: la parte bassa che s\u2019interra per due metri e mezzo di profondit\u00e0 e costituisce l\u2019Ossario con i loculi contenenti i resi mortali dei caduti.Ogni loculo \u00e8 chiuso da una lastra di marmo che porta incisi il cognome, il nome, il grado, la data della morte del glorioso caduto. La serie dei mesti depositi \u00e8 interrotta da due grandi targhe in marmo: in una \u00e8 scolpito il Proclama con cui Vittorio Emanuele III dichiar\u00f2 la guerra; la seconda il Bollettino della Vittoria sottoscritto da Armando Diaz.<br \/>\nLa seconda parte, quella alta, presenta un\u2019intuizione di un arco che Dioguardi volle con la scritta in alto:\u201d Vivono e vivranno\u201d . Si accede all\u2019arco a mezzo di un\u2019ampia scalinata che consente l\u2019accesso ad un\u2019ara per la celebrazione dei riti religiosi. Saverio Dioguardi volle anche sulle pilastrate due bronzei tripodi sorretti da due maestose aquile fuse in bronzo.<br \/>\nI resti di caduti furono trasportati,dai luoghi dov\u2019erano sepolti, all\u2019Ossario con lunghi, commoventi viaggi.<br \/>\nTali viaggi furono ben dieci e si svolsero il 24 aprile e poi- sempre nello stesso anno- il 18 maggio, l\u201911 settembre, il 4 ottobre e il 19 dicembre. L\u2019ultimo carico arriv\u00f2 il 24 maggio 1925 e si raggiunse cos\u00ec il numero di 3000, quanti erano appunto i caduti della Terra di Bari. I loculi di coloro che erano risultati dispersi rimasero vuoti, con la sola indicazione del nome, del cognome, del grado, del luogo dov\u2019era con la presumibile data della dispersione. Dietro il Monumento fu riservata una zona di tre metri di larghezza, destinata all\u2019inumazione dei genitori e delle vedove non rimaritate degli Eroi ornati nella loro terra.<br \/>\nL\u2019Ossario fu inaugurato il 19 gennaio 1924 da Vittorio Emanuele III, re d\u2019Italia. Il monarca, raccontano i giornali dell\u2019epoca, percorse il grande viale che porta all\u2019Ossario tra fitte ali di mutilati e di drappelli armati del X Fanteria. Nel corso della cerimonia la \u201c della Basilica di san Nicola diretta dal maestro don Cesare Franco\u201d. Dopo i solenni canti, il Re raggiunse il palco reale seguito da S.E.Montanari, da S.E. Simonetti, dal Prefetto De Vita e dal regio Commissario De Fabritiis. Pronunci\u00f2 il discorso di circostanza il prof. Francesco Nitti, Presidente dell\u2019Associazione fra i congiunti dei morti i guerra e ideatore dell\u2019opera di piet\u00e0.<br \/>\nConcluse il suo discorso dicendo che il Re, dopo 24 anni di ascesa al trono\u201c\u2026aveva scritto, re e soldato, la pi\u00f9 bella pagina della storia d\u2019Italia\u201d. Segu\u00ec un lungo silenzio, Vittorio Emanuele apparve assorto in un profondo raccoglimento. La fanfara del X Fanteria inton\u00f2 la \u201c Canzone del Piave\u201d.<br \/>\nRaggiunsero quindi il palco il Delegato regionale dell\u2019Opera Mutilati, capiano Losa, il Presidente della Sezione di Bari Emanuele Panza ( aveva riportato l\u2019amputazione di una gamba in guerra una gamba ed era impiegato nel magazzino di tessili Lamacchia, in via Sparano),il cieco di guerra Michele Ragone. Monsignor Del Buono benedisse poi l\u2019opera mentre il coro intonava, fra le lacrime dei parenti e dei reduci di guerra, il \u201c Libera me, Domine\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando il 24 maggio1915 l\u2019Italia dichiar\u00f2 guerra all\u2019Impero austro-ungarico, una folla enorme si raccolse in piazza Roma. Narrano le cronache giornalistiche dell\u2019epoca che il corteo formatosi\u201d capitanato dal Sindaco Bottalico, dagli Assessori, dal prefetto Angelo Pesce percorse le vie della citt\u00e0 acclamando al Re, al Presidente dei Ministri, all\u2019Esercito\u201d. 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