Biblioteche in cui è possibile consultare i testi di Vito Maurogiovanni

E’ possibile consulare la bibliografia presente su questo sito cliccando sul link seguente

(http://www.premiovitomaurogiovanni.it/bibliografia/)

 

Biblioteche e i link ai cataloghi:

Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia

Teca del Mediterraneo

Via Giulio Petroni, 19/A – Bari

tel: 080/5402770

Link al Catalogo di Teca:

http://teca.consiglio.puglia.it/SebinaOpac/SebinaYOU.do#0

 

Biblioteca Nazionale di Bari

Sagarriga Visconti Volpi

via Pietro Oreste, 45 – Bari

tel. 080 2173111

 

Biblioteca Provinciale Santa Teresa dei Maschi – De Gemmis

Strada Lamberti 3/4 – Bari

Tel: 080 5412596

Link al Catalogo della Biblioteca Nazionale Provinciale:

http://opac.almavivaitalia.it/BA1/ricercaAvanzata.php

 

Biblioteca diocesana sezione di Bari:

Piazzetta Bisanzio e Rainaldo, 15 – Bari

Tel: 080.5240123

Link al Catalogo:

http://www.ceibib.it/EOSDiscovery/OPAC/Search/SimpleSearch.aspx

 

 

Premio Vito Maurogiovanni: insediamento della Giuria e pubblicazione del bando 2016-2017

Si comunica che in data 12.05.2016 si è insediata la Giuria del Premio Maurogiovanni, composta da (in ordine alfabetico per cognome):

Presidente:

– Corrado Petrocelli

Componenti:

– Padre Damiano Bova

– Daniela Daloiso

– Vito Leccese

– Onofrio Pagone

– Daniele Pegorari

– Enzo Quarto

– Antonio Rago

– Enrica Simonetti

Nello stesso giorno, alla presenza di numerosi Dirigenti Scolestici e Docenti, è stato presentato il bando del premio, che si può scaricare nella sezione del sito “Bando 2016-2017”, oppure cliccando sul link seguente.

Bando_Concorso – Premio Maurogiovanni_2016-2017

Scheda di adesione_Concorso – Premio Maurogiovanni_All. 1

Tesina: “Vito Maurogiovanni: un poeta per Bari”

Pubblichiamo qui di seguito una tesina discussa all’Ordine dei Giornalisti di Bari per superare l’esame di abilitazione.
L’autrice è la dott.ssa Angela Michela Lomoro.

C’è un piccolo largo nel borgo antico di Bari. Adagiato sulla Muraglia, così come viene chiamata via Venezia, si affaccia sul mare e guarda, dall’altro lato, alla Basilica di San Nicola.

La piccola piazza è intitolata a Vito Maurogiovanni (1924-2009), il poeta della città. E non è il solo omaggio che il capoluogo pugliese rende al suo cantore, che è stato giornalista, sceneggiatore, drammaturgo e scrittore.

Il Consiglio regionale della Puglia, la Provincia e il Comune di Bari, l’Ufficio scolastico Provinciale e l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) hanno bandito il “Premio Vito Maurogiovanni”, rivolto agli studenti di scuola primaria e di scuola secondaria di primo e secondo grado. Il concorso, giunto alla seconda edizione, è finalizzato a valorizzare le identità culturali, la storia, la memoria, le testimonianze poetiche e letterarie della Puglia. Attraverso la lettura delle numerose opere di Maurogiovanni, gli studenti hanno creato lavori (teatrali, musicali, iconografici e multimediali) originali e inediti, ispirati agli aneddoti e ai racconti del poeta.

Generazioni diverse si sono dunque incontrate sulla base di valori etici, usi e costumi comuni e invariati nei decenni.

Il premio si chiama “Come eravamo”, dal nome dell’opera del 2005, in cui Maurogiovanni ha raccolto gli articoli pubblicati nella rubrica omonima della Gazzetta del Mezzogiorno, cui l’autore ha contribuito fino alla sua morte.

Leggere “Come eravamo” significa ripercorrere e rivivere la storia di Bari, attraverso i suoi personaggi, i suoi luoghi e gli aneddoti che Maurogiovanni, ancora bambino, apprendeva e conosceva nel retrobottega del caffè di suo nonno e poi di suo padre.

Il famoso “Antico Caffè”, fondato nel 1861 in via De Rossi e aperto notte e giorno fino al 1939, ha ispirato, tra l’altro, una delle più importanti opere teatrali di Maurogiovanni: “U cafè andiche”, dramma in tre atti in vernacolo barese.

Ed è proprio intorno al luogo prediletto del caffè che si riuniscono, nelle memorie di “Come eravamo”, le persone comuni di Bari. E’ una galleria di ritratti comici o drammatici, ma sempre autentici e genuini. Maurogiovanni affida alla parola scritta i ricordi della sua vita e di tutte quelle vite che si affacciavano all’Antico Caffè, ricostruendo così i problemi sociali e gli umori del popolo meridionale, prima e dopo la seconda guerra mondiale. In “Come eravamo” prende corpo «l’umanità di via De Rossi», come ha felicemente sottolineato Elvira Maurogiovanni, figlia di Vito.

Ecco entrare all’Antico Caffè il calzolaio “meste” Luigi. “Maestro” era l’appellativo dato agli artigiani che nel loro mestiere utilizzavano la creatività. Meste Luigi era analfabeta e ne soffriva al punto che spesso chiedeva agli altri clienti del caffè di leggergli le notizie del giornale. Alle 13 in punto, ora in cui negli anni ’30 – agli esordi della radio – veniva trasmesso il giornale radio, meste Luigi correva ad ascoltare le notizie dal mondo. Maurogiovanni ricorda che un giorno il calzolaio appassionato di informazione si congedò dal caffè, dicendo: «Vado a vedere come stanno le cose tra Cina e Giappone». E uno dei clienti, divertito, gli rispose: «Meste Luigi, mettici una buona parola».

In quegli anni è famoso in radio Nunzio Filogamo, con la sua celebre la frase: «Miei cari amici vicini e lontani, buonasera!».

I clienti dell’Antico Caffè, quasi come maschere tipiche del teatro popolare, vivono e descrivono abitudini, problemi quotidiani e precisi cerimoniali. Come quello di don Leopoldo, funzionario alla Manifattura Tabacchi di Bari. Don Leopoldo, napoletano, andava ogni giorno al caffè di via De Rossi, dove ordinava il “sussurro”: misto di caffè alla turca con rosoli al mandarino e al limone. Prima di berlo, ogni giorno, intonava la celebre canzone napoletana: «Chisto è ‘o Paese do sole, chisto è ‘o Paese do mare». Un verso che richiamava alla memoria la sua Napoli, ma che ben si addiceva alla città di Bari, porta del Mediterraneo.

Il caffè ospitava anche i ferrovieri prima che prendessero servizio nella vicina stazione centrale e i marinai che giungevano dal porto, attraverso i piccoli vicoli di Bari Vecchia. Le strade del borgo antico, spiega Maurogiovanni, erano strette e tortuose (e lo sono tuttora) per proteggere i viandanti dalle intemperie; le case erano addossate le une alle altre, per tenere al caldo la gente. I vecchi archi, poi, erano luogo d’incontro. Qui si radunavano i passanti a rendere omaggio alle figure dei Santi e della Madonna e le donne che portavano con sé il tavoliere, per fare le orecchiette (la piccola pasta, fiore all’occhiello della tradizione culinaria barese).

Al porto si arrivava anche con un tram che partiva dalla stazione e attraversava la centrale via Sparano, già salotto della città con i suoi bei negozi. Gli addetti al carico e allo scarico degli scafi erano chiamati “vastasi” e non passavano inosservati, per le bestemmie che pronunciavano durante la loro attività. Forse per questo, nonostante l’etimologia greca (da “bastazo”: portare), il termine ha assunto oggi, nella lingua dialettale o informale, un significato dispregiativo.

La forte componente autobiografica che si trova non solo in questa, ma in quasi tutte le opere di Maurogiovanni serve a ricostruire un intero contesto sociale, economico e culturale. Il passato, però, non va inteso in chiave nostalgica, ma come lo strumento per conoscere il presente. Il “Come eravamo” del libro e della rubrica sulla Gazzetta del Mezzogiorno, come ha sottolineato Lino Patruno nella prefazione, è anche “Come siamo” oggi, a distanza di decenni. Le vicende umane del trentennio 1930-1960, descritte con viva partecipazione dall’autore che ne è spesso il protagonista, sono le stesse della nostra contemporaneità. Cambia dunque il contesto sociale, oggi più ricco e più tecnologico. Non a caso, il panorama dei

nuovi media ha interessato da vicino Maurogiovanni che, negli ultimi anni della sua vita, ha tenuto un blog per lasciare sempre aperto il dialogo con i suoi lettori.

Premio Vito Maurogiovanni, le motivazioni di assegnazione dei premi da parte della Giuria

GIURIA

Presidente: Michele Mirabella
Componenti: Antonio d’Itollo, Giovanni Dotoli, Onofrio Pagone, Daniele Maria Pegorari, Corrado Petrocelli, Enzo Quarto

Comitato tecnico-scientifico: Maria Antonietta Abenante, Daniela Daloiso, Antonella Rinella, Celeste ed Elvira Maurogiovanni.

La giuria assegna il 1° premio ex aequo nella sezione “Scuole Primarie”, all’Istituto Preziosissimo Sangue di Bari, con la seguente motivazione: «Le classi coinvolte in una creazione teatrale già messa in scena nei locali della scuola e documentata da un dvd e da alcuni cartelloni, che documentano le fasi del lavoro e le riflessioni sulle opere letterarie di Vito Murogiovanni, hanno dimostrato una notevole capacità di invenzione e di vivace recitazione, ben cogliendo nell’opera di Maurogiovanni soprattutto l’interesse a fare delle diverse forme di narrazione un metodo di trasmissione generazionale e di educazione alla cittadinanza».

La giuria, altresì, assegna il 1° premio ex aequo nella sezione “Scuole Primarie” alla Scuola Settanni di Rutigliano con la seguente motivazione: «Molto apprezzabile è la capacità dimostrata dagli alunni della Scuola Primaria Settanni di Rutigliano di confrontarsi con un’opera recentemente molto amata di Vito Maurogiovanni, Re borbone e tre barboni, non semplicemente riportandola in scena, ma imitandone lo stile bilingue (dialetto napoletano, dialetto pugliese) e creandone una sorta di sequel in cui il ricordo del modello letterario e del suo autore si fonde con l’interesse per i temi delle emergenze ambientali e con l’impegno civico per la tutela del paesaggio rurale della Terra di Bari».

Ecco l’elenco ufficiale delle Scuole partecipanti al Premio “Vito Maurogiovanni – Come eravamo”

Scuole primarie:

– Istituto Comprensivo “Garibaldi” plesso Garibaldi – Bari
– Istituto Preziosissimo Sangue – Bari
– XVII Circolo Didattico “Poggiofranco” – Bari
– 1° Circolo Didattico Statale “Giuseppe Settanni” – Rutigliano

Scuole secondarie di I grado:

– Scuola secondaria di 1° grado “Tommaso Fiore” – Bari
– Istituto Comprensivo “Don L. Milani” plesso Ungaretti – Bari
– Scuola secondaria di 1° grado “Alighieri – Tanzi” – Mola di Bari
– Scuola Statale Secondaria di 1° grado “Michelangelo” – Bari
– Istituto Comprensivo “Balilla – Imbriani” – Bari
– Istituto Comprensivo “Garibaldi” plesso Pascoli – Bari
Scuole secondare di II grado:

– Liceo Classico Statale “Orazio Flacco” – Bari
– Liceo Statale “G. Bianchi Dottula” – Bari
– Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Vivante – Pitagora – Bari

“Come eravamo” Il 17 gennaio, la premiazione della II edizione del concorso dedicato a Vito Maurogiovanni

Si terrà sabato 17 gennaio, alle ore 10.00, presso il Foyer del Teatro Petruzzelli di Bari, la premiazione di “Come eravamo”, il concorso, giunto quest’anno alla seconda edizione, dedicato a Vito  Maurogiovanni.

Porteranno i saluti: Onofrio Introna, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia; Francesco Schittulli, già Presidente della Provincia di Bari; Antonio Decaro, Sindaco del Comune di Bari;  Mario Trifiletti, Dirigente USR – Puglia – Ufficio VII – Ambito territoriale per la Provincia di Bari, Enzo Quarto, Presidente Unione Cattolica della Stampa Italiana – Puglia.

Conduce la cerimonia di premiazione, Michele Mirabella, Presidente della giuria del premio, che consegnerà i riconoscimenti alle scuole partecipanti al concorso, presenti per l’occasione.

Il concorso, intitolato allo scrittore barese Vito Maurogiovanni, è finalizzato a   valorizzare le identità culturali, la storia, la memoria, le testimonianze poetiche e letterarie della Puglia ed è  promosso dal Consiglio Regionale della Puglia, dalla Provincia di Bari, dal Comune di Bari, dall’Ufficio Scolastico Provinciale e dall’UCSI – Unione Cattolica Stampa Italiana.

Per info tel. 080.540.27.59 – E.mail: progetti.biblioteca@consiglio.puglia.it – Facebook Fan Page: Biblioteca Consiglio Reg. Puglia – Twitter @Tecamediterrane  http://biblioteca.consiglio.puglia.it Giu. Mur.

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Resoconto Conferenza di servizio Premio Vito Maurogiovanni

Si riporta qui di seguito il resoconto sulla Conferenza di servizio sul Premio Vito Maurogiovanni svoltasi lo scorso 4 novembre presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia.

“Gentilissimi,

la presente per informarvi sulla Conferenza di servizio svoltasi lo scorso 4 novembre in Biblioteca con gli insegnati e i dirigenti scolastici. 

Hanno partecipato alla riunione i rappresentati di circa 20 scuole.

Alcuni docenti hanno già iniziato a lavorare, altri hanno chiesto un po’ di materiale bibliografico, che gli abbiamo fornito.

Abbiamo inviato loro anche il link al sito dedicato al Premio che contiene molte informazioni utili (http://www.premiovitomaurogiovanni.it/). 

Durante la riunione è stata stabilita come data ultima per la consegna dei lavori il 10 dicembre.

I lavori saranno consegnati presso la Teca, e sarà mia cura avvisarvi tempestivamente dell’arrivo dei materiali. 

La data della premiazione è prevista durante l’ultima decade di gennaio, stiamo attendendo conferma di date da parte di Michele Mirabella, entro qualche giorno saremo in grado di comunicarvi gli aggiornamenti necessari. 

Grazie per la vostra collaborazione e un caro saluto

Maria Abenante

Servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale

Consiglio Regionale della Puglia

Via Giulio Petroni, 19/A

70124 Bari (Italy) Tel. +390805402770

e-mail: progetti.biblioteca@consiglio.puglia.it

Premio Vito Maurogiovanni: consegna dei lavori entro il 10 dicembre 2014

Si riporta il comunicato della Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia a seguito della Conferenza di servizio con i Dirigenti e i Docenti delle scuole interessate al Concorso tenutasi il 4 novembre.

Gentilissimi,

innanzitutto grazie, anche a nome della dott.ssa Daniela Daloiso, direttrice della Biblioteca, per la vostra partecipazione alla riunione di ieri tenutasi in Biblioteca e relativa alla seconda edizione del Premio dedicato al nostro scrittore Vito Maurogiovanni. 

Vi ricordo che la data di scadenza della consegna dei lavori, come concordato dorante la riunione, è prevista per il 10 dicembre prossimo.

I lavori devono essere consegnati presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, via G. Petroni, 19/A – 70124 – Bari (vi pregherai di metterli alla mia attenzione: Maria Abenante).

Nel caso vogliate inviare i lavori via mail, la mail a cui spedire è: progetti.biblioteca@consiglio.puglia.it

 Nel caso abbiate bisogno di materiale bibliografico potete chiedere anche a me perché in biblioteca abbiamo un po’ di documentazione di e su Maurogiovanni, ma se non fosse presente in biblioteca possiamo aiutarvi a reperirlo.

In ogni caso per qualunque esigenza o chiarimento potete contattarmi, i recapiti sono in calce alla mail. 

Grazie per la vostra collaborazione e attendiamo i vostri lavori. 

Un cordiale saluto a tutti

Maria Abenante

Servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale

Consiglio Regionale della Puglia

Via Giulio Petroni, 19/A

70124 Bari (Italy) Tel. +390805402770

e-mail: progetti.biblioteca@consiglio.puglia.it

Quando il primo ottobre si andava a scuola

Finalmente – finalmente? non so, per me stata sempre è una gran malinconia andare a scuola, una malinconia che mi prendeva non appena imboccavamo la via per raggiungere l’edificio scolastico e diventava sempre più chiara quando, in classe, si chiudevano la porta e le finestre e dalla cattedra cominciava la quotidiana lezione. Venne così il primo ottobre dell’anno scolastico 1931-32 e, con il grembiule nero, il colletto bianco e un fiocco rosso al collo, feci il mio ingresso nella scuola Giuseppe Mazzini, via Suppa, accanto all’edificio della Società Generale Pugliese di Elettricità- l’Enel di quei tempi- e il bel palazzo- foresteria delle Ferrovie dello Stato. A tracolla una vecchia cartella di cuoio, lucida, già usata dai miei fratelli. Era pesante, anche se il contenuto non era gran che. Il giorno prima, con mia sorella, eravamo andati dal negozio della vedova Trizio, la cartolibreria di via De Rossi angolo via Calefati, profumata di carte, d’inchiostro, di cartoni. La vedova Trizio, grassa, piccola, sempre vestita di nero, un po’ borbottona e attenta, con quei suoi occhi miopi, a controllare –una per una- le monete che versavamo per gli acquisti, consigliò lei stessa cosa comprare per il primo giorno di scuola della prima elementare: due quaderni, uno a quadretti, l’altro a righe, due pennini, un’asticciola, e basta. Bastava. Per regalo, e per augurio allo studente immalinconito, una bella carta assorbente, rosa, anzi due carte assorbenti, la seconda di colore scuro. Mia nonna volle aggiungere in quella pesante cartella il nettapenne, una serie di piccole stoffe cucite una sull’altra e fermate- al centro- da un grosso bottone. Prima di rimettere l’asta con il pennino ancora bagnato d’inchiostro nella cartella, dovevo pulire ben bene l’attrezzo. Per non sporcare le dita e non macchiare la vecchia cartella. Avveniva invece che, nei primi giorni, affondavamo le dita nel calamaio per dimostrare che già scrivevamo e anche per sentire quel buon odore d’inchiostro che ci faceva tanto studenti. Il primo giorno mia madre mi accompagnò per la lunga strada- tale a me sembrava – che portava in via Suppa. Vedevo il ” basso” della signora maestra, quella “ privata”, già con i bambini che lei intratteneva fino a mezzogiorno quando, al colpo di cannone sparato dagli spalti del Castello per annunciare l’ora ai cittadini, c’imponeva di cantare una canzoncina di cui ricordo solo alcuni versi che suonavano così: “… menzadì senanne/ l’angiue cantanne”, dove il mezzodì e gli angeli si univano in un melodico canto forse perché era anche l’ora nella quale tiravamo fuori dei cestini pane e ciliegie, pane e fichi, pane e un pomodoro, a me papà aggiungeva un grosso cioccolato.Ed era anche il tempo in cui finalmente potevamo bere, uno alla volta, all’unica brocca della signora maestra. “Ehi- avvertiva severa- un sorso solo. Non fate gli ingordi!”.
Ora era finito quel tempo, andavo con mia madre alla scuola pubblica, addio, vecchia maestra a tanto al mese, e il panchettino da portare da casa. Passavamo accanto al negozio del falegname-“ u meste d’asce”, il gran maestro dell’ascia- il quale era già al lavoro, un occhio alla strada dalla quale passavo; ed aveva già accanto lunghe mazze che solitamente ci regalava per farne fucili e spade e innocui armi di gran duelli cavallereschi. No, meste Coline, devo andare a scuola, non posso adesso chiederti le mazze, non posso tornare a fare il solitario re del lungo isolato. Quando arrivavamo all’altezza della chiesa dei Cappuccini, pardon Santa Croce, entravamo e mammà mi esortava a dire una giaculatoria alla Madonna così ti aiuta a studiare bene e a fare il bravo ragazzo. Poi il grande edificio di via Suppa. Tutti nel portone. Pieno, strapieno di mamme e figli, padri, nonni e vecchi zii. La folla era fermata da una gran vetrata accanto alla quale giganteggiava, in uniforme scura, il berretto con la visiera lucida ben calcato in testa, il gran maggiordomo di quel solenne ingresso: il basso e vecchio bidello. Con una mano teneva la porta socchiusa, pronto a correre alla vicina campanella che avrebbe suonato con tutto il suo vigore per aprire la vetrata e far entrare la marea dei familiari e degli studenti nel primo giorno di scuola. I ragazzi, tutti in grembiule nero, i colletti variamente ricamati e ritagliati, cartelle vecchie e nuove, erano un po’ incuriositi, un po’ annoiati, non sapevano cosa l’aspettasse dietro la vetrata . In quel gran bailamme entrò quello che sarebbe stato un mio amico per gli anni della scuola: Mangialardo, figlio di un contadino che aveva il suo orto al rione Picone. Era strabico, sulla testa tutta rasata esibiva una lunga cicatrice di vecchia data – una pietra di punta?-, non aveva colletto e fiocco rosso. Il grembiule gli stava stretto, nel suo bel mezzo dominava una bella pezza colorata. Sì, proprio dove solitamente erano cuciti i lunghi nastrini rossi che indicavano la classe da frequentare: per la prima elementare la striscia era solo una, due per la seconda, tre per la terza. La quarta e la quinta erano mostrate invece con i numeri romani, IV e V, anch’essi in rosso. Mangialardo non aveva la cartella. Fece il suo ingresso con una lunga fune alla quale era legata una vecchia padella. Sulla padella c’erano due quaderni, l’asta con il pennino naturalmente spuntato. Il bidello suonò la campana, la folla si precipitò alla vetrata: era il primo giorno di scuola dell’anno scolastico 1931-32, nono dell’era fascista.