Due grandi insegnanti: Candida e Ave Maria Stella

Venne, Candida Stella, insegnante di lettere nella nostra classe dell’Istituto Magistrale “ Bianchi Dottula”, nell’anno scolastico 1942-43. Era un periodo drammatico della nostra storia, di lì a poco gli Alleati sarebbero sbarcati in Sicilia: i razionamenti diventavano sempre più pesanti e, con la fame, dominava sovrano il timore dei bombardamenti aerei. Ma lei, la nostra insegnante di lettere, costituiva un autentico punto di riferimento.Le sue lezioni erano alte: letteratura ed esempi di vita ed un solido buon senso caratterizzavano le sue ore. Era gran maestra nella conversazione, un parlare a tutto tondo e fra l’altro privo d’accenti dialettali. Raccontava spesso di Torino dalla quale diceva di provenire. In realtà non riuscimmo mai a sapere qual era la terra d’origine, anche se qualcuno- molto tempo dopo- ci disse che il padre era stato bibliotecario del Convitto Cirillo. La mia generazione in realtà difficilmente ha avuto confidenze familiari e confessioni degli insegnanti, tanto era forte il dogma della “ privacy”. Un giorno c’invitò alla sua casa, in Corso della Vittoria. Un grande appartamento dell’Incis, pieno di quadri, con lei c’erano la vecchia madre, in uno scialle che partiva dalla testa come una bianca cuffia e poi l’avvolgeva in tutta la persona, e la sorella Ave Maria. Ave Maria Stella sarà poi anche lei docente di lettere e pubblicista di buona vena. Fu in realtà un incontro addio.

L’anno scolastico stava per finire, la maturità ci aspettava; e ci aspettava la guerra. Alcuni compagni avevano avuto già la cartolina precetto e lei, Candida Stella, attendeva il mese di giugno, per partire in villeggiatura, sulla riviera adriatica, a Pescara. Le scuole si chiusero e lei partì. Noi, i suoi allievi, le scrivevamo lunghe lettere, il dramma. bellico era sempre più vicino, tremendo. Poi. fu il settembre ’43, e cadde un lungo silenzio. E loro, le Stella, dov’erano andate a finire? Lì, sulla costa adriatica, c’erano stati bombardamenti, passaggi di truppe, distruzioni di città. La vedemmo tornare quasi due anni dopo, ricordo che portava calzini corti in contrasto con le donne dell’epoca che calzavano solo lunghe calze.La sua casa di corso della Vittoria era stata requisita dagli Alleati e lei, la sorella Ave Maria e la vecchia madre, avevano trovato ospitalità in una camera affittata in via Murat. Erano addolorate, affermarono che n’avevano passate tante. Ci vedevamo, qualche volta; ma mai dicevano di come avevano passato quei due anni di guerra. Quando nel ’45, Bologna fu liberata, la mia azienda m’inviò per una settimana in Emilia. Candida Stella lo seppe e mi pregò di andare a Castel San Pietro, presso una famiglia dove avevano lasciato libri e valigie. Andai a Castel San Pietro, nella famiglia di un calzolaio con bella ca¬setta su un fiume dov’erano state a lungo ospiti. Lì trovai valigie e libri. Lì seppi che le signorine Stella, con la madre, avevano seguito l’esercito tedesco. In qualità d’infermiere. Poi mi dissero, a pezzi e a bocconi, anche gli emiliani erano riservati, che Castel San Pietro era stata l’ultima tappa del loro viaggio al seguito delle truppe tedesche. Avevano curato malati e feriti, forse Ave Maria s’era innamorata di un pastore luterano. Molte volte erano state interpreti presso i tribunali tedeschi che giudicavano i “ribelli” italiani. Erano due donne piene d’umanità. Quando i Tedeschi piombavano nella casa del calzolaio di San Pietro per sequestrare cavalli e mucche e pecore che la famiglia possedeva, loro parlavano con i tedeschi, padrone com’erano della lingua, chiedevano delle loro famiglie, delle loro donne; e i tedeschi non facevano più razzia. Ma le Stella non raccontarono mai di quella loro esperienza. Quando tornarono nella loro casa in Corso della Vittoria, nel salone, in bella mostra, c’era la foto di una tomba tedesca ritagliata da un settimanale illustrato di Monaco di Baviera. Un ex compagno scuola, ci disse che quella era la tomba di un pastore luterano che avevano conosciuto durante la guerra. Una volta, durante una lezione su Dante, Candida Stella ci aveva detto che il peccato d’amore è quello che grida meno vendetta al cospetto del tribunale di Dio. Verso la fine degli anni Cinquanta, Candida e Ave Maria Stella fondarono il circolo culturale “ Il Leggio” che svolse un importante ruolo nella cultura barese. Le due amabili sorelle si spensero negli ultimi anni del secolo scorso, prima Candida e poi, qualche anno dopo, Ave Maria.